Lo sciacallo
febbraio 10, 2009 di nilde

Cari Amici e Compagni,
Non e’ giusto, io credo, essere così emotivamente livorosi verso il presidente Berlusconi.
Bisogna essere grati infatti al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, almeno per una volta e come comunisti alieni da qualsiasi nostalgia per il sistema sovietico del “socialismo reale”, per le sue parole sulla nostra Costituzione.
Se davvero la nostra Costituzione invidiata da tanti paesi in questi ultimi sessant’anni fosse stata infatti suggerita da persone influenzate dalla “cultura comunista” (e non da quel fecondo incontro di culture diverse laiche e cattoliche di quanti avevano combattuto insieme la Resistenza e la Lottadi Liberazione dal Nazifascismo), bene allora possiamo andare fieri di un Comunismo che ha posto simili traguardi di civiltà, come quelli inscritti nella Carta Costituzionale, per impedire il ritorno ad un fascismo che non “era un regime pienamente democratico” – dice, bontà sua, il Presidente di Mediaset, che vorrebbe trasformare il Paese in una sua ulteriore dependance imprenditoriale.
Qualcuno potrebbe forse suggerire all’esimio esponete di Forza Italia che “non pienamente democratico” ha una valenza dimunitiva e negazionista rispetto alla natura “tutta autoritaria ed antidemocratica” che ha fatto del Fascismo, anche per Fini, il “male assoluto”. Ma e’ ben difficile che quest’uomo uso a non amare ascoltare altri che non se stesso possa capire la differenza, visto che i pulpiti dai quali ama straparlare sono per lui semplicemente surrogati del balcone di Piazza Venezia.
Certo il pensiero “statalista” di cui egli accusa la nostra Costituzione, nella sua prima fondamentale parte (e non emendabile – a nostro sentire -) di affermazione dei Principi Fondamentali (la sola cui possa riferire il Presidente quando parla di “statalismo”, poiché la seconda parte riferisce solo agli strumenti ordinativi – questi sì riformabili – pensati per servire alla realizzazione della prima parte), e’ comunque tale da infastidire chi non accetta che l’impresa economica sia “libera” sì ma soggetta a limiti perché non sia “in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recar danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” (art. 41 Cost).
Certo, un pensiero “statalista” che affida la garanzia democratica alla divisione delle funzioni ed alla indipendenza dei poteri degli organi costituzionali e’ tale da dare fastidio a chi mal sopporta l’indipendenza dei giudizi ed il sindacato della società civile sulla correttezza delle sue azioni. Ma in ciò ricordiamo piuttosto il “potevo fare di questa aula sorda e grigia un bivacco per i miei manipoli” piuttosto che quel senso di Democrazia genetica per cui il popolo americano impone ai propri presidenti di non nominare Ministri che non abbiano onorato il pagamento di qualche multa, di non avallare conflitti di interessi tra la politica e gli affari economici, e persino l’empeachment in caso di menzogna al Parlamento ed al Popolo Americano.
Ma si sa il nostro è abituato ad elogiare, degli alleati e degli amici, solo le forme di autoritarismo (leggi Putin) o di impiego della forza sottratta ad ogni vigilanza internazionale e limite democratico (leggi Bush), piuttosto che a saper guardare ai grandi valori che i Popoli hanno saputo pensare e declinare nonostante la pressante reazione dei poteri autoritari.
Certo uno “statalismo” che rivendica la sua laicità ed indipendenza dal potere religioso, pur riconoscendone la piena autonomia e libertà di espressione e proselitismo pluralista, non può piacere a chi non ha alcun interesse al valore persona, ma solo al vantaggio che possa trarre da posizioni supine ad interessi “religiosi” che non invadano però l’arbitrio dei potenti in materia di guerre e di violenza armata, in materia di morale pubblica e privata e siano cioè disponibili a cooperare con il potere politico solo per incarnare quel passo evangelico in cui si dice “Farisei ipocriti che caricate sugli uomini pesi devastanti che voi non portereste neppure con un dito”.
Accettiamo dunque di buon grado la aggettivazione di “comunista” (di cui possiamo dunque e dobbiamo andare fieri) alla cultura che ha suggerito la Costituzione(non sappiamo quanto e se ne saranno fieri anche gli Scalfaro e gli Andreotti) e sfidiamo piuttosto il Presidente a declinare ancora di più il suo pensiero. Quanto più sarà chiaro il modello di potere – “non perfettamente democratico”, che egli abbia in mente di adattare a sé personalmente, tanto più potremo sperare in uno scatto d’orgoglio di un Paese la cui Società Civile speriamo non sia ancora del tutto imbarbarita come accade al suo premier.
Mario
Ciancarella
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Pubblicato in Elucubrazioni | Contrassegnato da tag Berlusconi sciacallaggio, comunisti | 1 commento
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