Oggi, Giuseppe Pellizza da Volpedo si rigira nella tomba. “Figli del lavoro” o figli del’ingiustizia dilagante?

Il quarto stato
1895-1898
olio su tela; 293 x 545
Milano, Galleria d’arte moderna
“Quarto Stato – che fu nella mia mente Fiumana prima, quindi Il cammino dei lavoratori – fu una delle mie primissime concezioni, fu il pensiero continuato di un decennio e non riuscii a concretarlo che dopo aver evoluto la mia arte con molto, moltissimo lavoro e con altrettanto pensiero. Ma quando pensiero e forma si fusero nella mia convinzione nulla mi trattenne: non le rampogne della famiglia, non i consigli degli amici, non le maldicenze dei meno benevoli e altre maggiori difficoltà. Fu quale l’avevo voluto. L’avanzarsi animato di un gruppo di lavoratori verso la sorgente luminosa simboleggiante nella mia mente tutta la grande famiglia dei figli del lavoro”.
(Lettera di Pellizza a Matteo Olivero del 29 ottobre 1904). Tratto da:
http://www.homolaicus.com/arte/pellizza/
Lettura psicologica del quadro:
- La coscienza dei lavoratori è di massa, in quanto coinvolge persone di varie età e mestieri.
- Premesso che i più poveri appaiono quelli scalzi e dimessi nell’abbigliamento, forse si può azzardare che tra questi i più giovani sembrano i più agguerriti, tanto che i più anziani paiono frenare il loro impeto.
- Le braccia aperte di taluni sembrano indicare il colmo dell’insopportabilità dei disagi e delle privazioni; i pugni chiusi che la violenza ormai è prossima. Dirà il Pellizza: “dietro a essi vien la massa del popolo senza schiamazzo, tranne laggiù in fondo dietro a tutti un pugno alzato, solo un pugno, che è come un avvisamento qualora il caso fosse disperato e la fame pervenisse all’insopportabilità”.
- L’incedere dei manifestanti pare tranquillo, sicuro, determinato. non hanno bisogno di bandiere, striscioni, strumenti di lavoro per essere riconosciuti. Dirà il Pellizza: “la mia aspirazione all’equità mi ha fatto ideare una massa di popolo, di lavoratori della terra, i quali intelligenti, forti, robusti, uniti, s’avanzano come fiumana travolgente ogni ostacolo che si frappone per raggiungere luogo ov’ella trova equilibrio”
- La grandezza naturale dei protagonisti sta ad indicare una volontà di coinvolgimento con lo spettatore.
- L’incedere dei due uomini in prima fila non indica autoritarismo, perché uno di loro si lascia affiancare da una donna scalza con il proprio bambino in braccio.
- I due uomini appaiono come due semplici lavoratori, fanno cioè parte della schiera di scioperanti: non sono dei politici di professione o dei sindacalisti.
- Dal panciotto di uno dei due si può pensare che egli svolgesse un lavoro meglio retribuito, ma si può anche pensare che il Pellizza ritenesse opportuna una guida “intellettuale” del movimento dei lavoratori. “Il capo -dirà Pellizza- è uomo sui 35 fiero intelligente lavoratore”. E altrove dirà: “Uno d’essi intelligentissimo energico parrebbe nato anziché per i lavori di campagna per gli ardui sentieri del pensiero; l’altro che lo vien coadiuvando è uomo dalla tempra forte robusta bonaria: in lui un non comune buon senso è stato causa dell’incarico affidatogli”.
- La folla ha lo sguardo rivolto verso più direzioni, dando l’impressione di poter dominare la scena. Alcuni sono raffigurati di fianco o addirittura di spalle, a testimonianza dell’assoluta tranquillità della manifestazione. Ci sono vari bambini piccoli. Ben chiaramente si distinguono almeno quattro donne.
- E’ evidente la sottolineatura circa l’uguaglianza dei sessi.
- I colori del quadro sono caldi e ricordano quelli della terra.
- Il colore scuro in fondo e chiaro davanti indica chiaramente una progressione storica: il passato e il futuro, mentre i lavoratori rappresentano il presente. Nella fattispecie la strada da cui i lavoratori provengono era quella che partiva dalla sede della Società operaia di mutuo soccorso e sono diretti verso il Palazzo dei Malaspina, ultimi signori di Volpedo.
MARCO TRAVAGLIO
Messaggio ai lettori e agli amici dopo una settimana difficile
Cari amici del blog, ma anche di Repubblica, dell’Unità, di Micromega, di Annozero, una sola parola: GRAZIE. E’ stata una settimana difficile, ma ora va un po’ meglio e sto leggendo, a rate, la fiumana di commenti e di messaggi di solidarietà che mi sono piovuti da ogni dove. Sono commosso. Credo che, come molti colleghi, se non avessi l’affetto dei lettori sarei già stato schiacciato. Siete la mia scorta, la mia assicurazione sulla vita. Grazie ancora. Continuate a partecipare attivamente e criticamente. E quando avete qualcosa da obiettare, fatelo sempre. Un abbraccio a tutti.
Marco

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TRAVAGLIO/Censure e punizioni. Ma nessuno si chiede se ciò che ha detto è vero.
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Io non ci sto.
Nei paesi democratici il ruolo dei giornalisti è proprio quello di osservare, verificare e poi raccontare. Si chiama “diritto di cronaca”.
E’ uno dei diritti fondamentali su cui si fonda la democrazia. Si racconta se il politico tradisce la moglie,se in gioventù si faceva qualche spinello, se è stato in un centro di riabilitazione per etilisti, se ha truccato le carte per non andare in guerra.
Per alcuni elettori queste informazioni sono importanti.
C’è chi non ama essere rappresentato da un donnaiolo, e chi non vuole essere rappresentato da un pavido. E’ un loro diritto: ognuno deve poter scegliere da chi farsi rappresentare in base ai propri valori e avendone tutte le informazioni necessarie.
Ai politici, in tutto il mondo libero, questo non piace, ma accettano. Sono le regole del gioco democratico, le uniche inventate finora, di meglio per ora non abbiamo: E queste regole hanno costretto alla dimissione presidenti degli Stati Uniti e ministri di vari governi. Tocca al giudice appurare se il giornalista dice il falso.
Ora la domanda di attualità: il giornalista Marco Travaglio ha raccontato un fatto vero che riguarda Renato Schifani o un fatto falso?Schifani & Co, l’opposizione & Co e anche gli organismi “DI CONTROLLO” della Rai possono indignarsi quanto vogliono, ma l’unico strumento democratico che ha Schifani è ricorrere al giudice, incaricato in democrazia di valutare se Travaglio ha detto il vero o il falso.
Tutte le altre prese di posizione mirano solo a limitare la democrazia e la libertà di critica della stampa.Senza Bavaglio
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