Comprendere è quasi giustificare
Sono stufa delle notizie che arrivano dall’Italia. Sono ancora più stufa dell’amnesia storica collettiva che ha colpito più della metà dei miei connazionali. Stufa dell’indifferenza alle notizie di naziskin che si aggirano indisturbati a massacrare ragazzi di provincia. Stufa ed incazzata con chi dà più valore ad un pezzo di stoffa colorata che ad una vita.
Si è dimenticato troppo in fretta. Primo Levi, nella sua introduzione all’edizione del 1976 di Se questo è un uomo, ci aveva avvertito. Ne copio qui pari pari il passo più rilevante, parole che andrebbero incise a fuoco nei muri di ogni classe scolastica italiana, che andrebbero imparate a memoria, recitate, pretese ad ogni colloquio di lavoro, giuramento militare, esame di maturità.
Nessuno deve scordarsi di ciò che purtroppo sta tornando in maniera strisciante in quest’Europa post-bellica che noi, poveri illusi residenti all’estero, consideravamo ormai immune a certi relapse.
Vi prego di leggere e di pubblicare queste parole sui vostri blog.
Non dimentichiamo. Non possiamo permettercelo.Forse, quanto è avvenuto non si può comprendere, anzi, non si deve comprendere,
perché comprendere è quasi giustificare. Mi spiego: «comprendere» un proponimento
o un comportamento umano significa (anche etimologicamente) contenerlo,
contenerne l’autore, mettersi al suo posto, identificarsi con lui. Ora, nessun uomo
normale potrà mai identificarsi con Hitler, Himmler, Goebbels, Eichmann e infiniti
altri. Questo ci sgomenta, ed insieme ci porta sollievo: perché forse è desiderabile che le loro parole (ed anche, purtroppo, le loro opere) non ci riescano piú comprensibili.
Sono parole ed opere non umane, anzi, contro-umane, senza precedenti storici, a
stento paragonabili alle vicende piú crudeli della lotta biologica per l’esistenza. A
questa lotta può essere ricondotta la guerra: ma Auschwitz non ha nulla a che vedere
con la guerra, non ne è un episodio, non ne è una forma estrema. La guerra è un
terribile fatto di sempre: è deprecabile ma è in noi, ha una sua razionalità, la
«comprendiamo».
Ma nell’odio nazista non c’è razionalità: è un odio che non è in noi, è fuori
dell’uomo, è un frutto velenoso nato dal tronco funesto del fascismo, ma è fuori ed
oltre il fascismo stesso. Non possiamo capirlo; ma possiamo e dobbiamo capire di
dove nasce, e stare in guardia. Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario,
perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere
sedotte ed oscurate: anche le nostre.
Per questo, meditare su quanto è avvenuto è un dovere di tutti. Tutti devono
sapere, o ricordare, che Hitler e Mussolini, quando parlavano pubblicamente,
venivano creduti, applauditi, ammirati, adorati come dèi. Erano «capi carismatici»,
possedevano un segreto potere di seduzione che non procedeva dalla credibiità o dalla
giustezza delle cose che dicevano, ma dal modo suggestivo con cui le dicevano, dalla
loro eloquenza, dalla loro arte istrionica, forse istintiva, forse pazientemente
esercitata e appresa. Le idee che proclamavano non erano sempre le stesse, e in
generale erano aberranti, o sciocche, o crudeli; eppure vennero osannati, e seguiti fino alla loro morte da milioni di fedeli. Bisogna ricordare che questi fedeli, e fra questi anche i diligenti esecutori di ordini disumani, non erano aguzzini nati, non erano (salve poche eccezioni) dei mostri: erano uomini qualunque. I mostri esistono, ma sono troppo pochi per essere veramente pericolosi; sono piú pericolosi gli uomini comuni, i funzionari pronti a credere e ad obbedire senza discutere, come Eichmann, come Höss, comandante di Auschwitz, come Stangí, comandante di Treblinka, come i militari francesi di vent’anni dopo, massacratori in Algeria, come i militari americani di trent’anni dopo, massacratori in Vietnam.
Occorre dunque essere diffidenti con chi cerca di convincerci con strumenti diversi dalla ragione, ossia con i capi carismatici: dobbiamo essere cauti nel delegare ad altri il nostro giudizio e la nostra volontà. Poiché è difficile distinguere i profeti veri dai falsi, è bene avere in sospetto tutti i profeti; è meglio rinunciare alle verità rivelate, anche se ci esaltano per la loro semplicità e il loro splendore, anche se le troviamo comode perché si acquistano gratis. E meglio accontentarsi di altre verità piú modeste e meno entusiasmanti, quelle che si conquistano faticosamente, a poco a poco e senza scorciatoie, con lo studio, la discussione e il ragionamento, e che possono essere verificate e dimostrate.
È chiaro che questa ricetta è troppo semplice per bastare in tutti i casi: un nuovo fascismo, col suo strascico di intolleranza, di sopraffazione e di servitú, può nascere fuori del nostro paese ed esservi importato, magari in punta di piedi e facendosi chiamare con altri nomi; oppure può scatenarsi dall’interno con una violenza tale da sbaragliare tutti i ripari. Allora i consigli di saggezza non servono piú, e bisogna trovare la forza di resistere: anche in questo, la memoria di quanto è avvenuto nel cuore dell’Europa, e non molto tempo addietro, può essere di sostegno e di ammonimento.Primo Levi
Posted by Martina Buckley at 14:58
Chapter: Carta straccia, Uncommon sense























